Cos'è il Tarocchino Bolognese

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Bologna e i Tarocchini

Della secolare diffusione europea dei tarocchi, pochissimo resta come gioco ancora giocato, ma, a Bologna e in provincia la tradizione resiste e, da oltre 500 anni, con regole quasi inalterate, si continua a giocare. Il pericolo di estinzione di questo gioco è lo stesso di altri aspetti di quella tradizione (modi dello stare insieme, dialetto, cucina casalinga, ecc.) che, in un tempo non lontano, si vivevano inconsciamente nella quotidianità e che, oggi, vengono rispolverati nelle «occasioni».

Gioco elitario

Il Tarocchino è un gioco di memoria, i tarocchisti sono archivi di memorie... chi si occupa di sociologia e chi si interessa del «come eravamo» può ancora trovare, dove si gioca, gli anelli viventi di congiunzione col passato. Gli attempati testimoni di cose bolognesi, se giocatori di vecchia data, sono d’accordo nel ritenere il Tarocchino un po’ elitario, infatti, anche quando si giocava molto a carte, giocavano a Tarocchino solo i migliori a tutti i giochi, ed i tipi riflessivi. Il Tarocchino è da sempre un gioco più per ruminanti che per carnivori ed un modo per stare insieme senza sbranarsi.

Dove regnava il gioco

Nella «Bononia felix» degli anni sessanta, il bar che contava era il regno del maschio giocherellone, il punto d’incontro, in campo politicamente neutro, di poveri e di benestanti, di vecchi e di giovani, di lavoratori e di nulla facenti. Il bar che contava era gazzettino verbale e frammento di storia del quartiere, luogo deputato al protagonismo anche di coloro che protagonisti non erano: in casa, sul lavoro, nella vita; posto di democrazia meritocratica, dove brillava chi aveva fascino verbale (il maestro di vita) o carisma ludico (il maestro di gioco). L’apprendimento partiva dall’osservazione di un modello, da un timido debutto, da tantissime sgridate. La quantità di gioco, di habitat, di maestri era tanta che non c’era bisogno di nessun manuale.

Il Tarocchino abita ancora qui

Dai nostri sondaggi, parlando con i giocatori che sono intervenuti alle nostre iniziative, abbiamo grosso modo ricostruito la mappa dei luoghi dove ancora si gioca. Il gioco, a Bologna, nel rarefarsi, si è via via decentrato, come una terra ferma che si trasforma in isole e isolotti. Le isole che raccolgono la maggior parte dei giocatori abituali sono i circoli Arci e qualche bar, gli isolotti sono i circoli per anziani, pochi bar ed alcuni circoli privati. In molte cittadine della provincia si continua a giocare, in altre il gioco è scomparso. Chi stampa le carte (Dal Negro di Treviso) ne produce circa 800 mazzi all’anno, non tutte vendute sulla zona di Bologna, non tutte vendute per giocare.

La tipologia attuale dei giocatori

In un censimento ideale al numero di coloro che giocano ancora abitualmente, si dovrebbero aggiungere quelli che si sono ritirati perché hanno perduto il posto e la compagnia. Una nota confortante è l’interesse nascente per questo gioco da parte delle donne. Alcune si sono iscritte ai nostri corsi, altre hanno partecipato, con ottimi risultati ai nostri tornei, altre, pur non conoscendo il gioco si sono adoperate come organizzatrici e come propagandiste.