Die 17 dicembre 1676
...Ego publicus Bononie
notarius infrascriptus vocatus, et requisitus pro parte, et ad instantiam D.ni
Leonardi filij D.ni Joannis Baptiste Brugnoli patria veneti, Bononie vero ab
annis decem et octo habitatoris et de presenti sub Capella S. Proculi et in
contrata vulgo nuncupata il Borgo delle Ballotte, communiter nuncupati, il
venetiano dal violino, me personaliter contuli ad domum habitationis eiusdem
D.ni Leonardi...ad quam perventus inveni ipsum D.num Leonardum, qui me rogavit
audire depositionem per ispum infra faciendam, illamque, uti publicum notarium
inscriptis redigere, et de ipsa ad perpetua rei memoriam publicum instrumentum
conficere, que... est tenoris sequentis videlicet:
Giovedì sera, che furono gli
dieci del corrente mese di decembre io andai a casa dell'Ill.mo Sig.r
Bonincontro Guastavillani, et ivi ritrovai molti altri venutivi per giocare a
tarocchini, stante l'esser publico che il detto Sig.r Guastavillani haveva
licenza di potersi giuocare in casa sua a tal giuoco, e nel mentre che io stavo
giuocando con i tarocchini a chi prima faceva cento punti con Antonio Lelij
sovragiunse il Bargello con seco numero grande di birri co' quali entrò con
l'arme tutte alla mano nella stanza, dove stavo giocando, e gridando fermate
tutti ne alcuno si muova principiando ad afferrare per li capelli e per li
panni, e ad abbracciare quelli che erano dentro la stanza, et a legarli
ingiuriandoli con parole, e con urti, et in questo punto io fui afferrato per li
capeli da uno sbirro di pelo rossiccio, il quale minacciandomi se io mi muovevo
mi ritenne francamente, perché non feci moto alcuno. In questo mentre io
allungai le mani per pigliare i quattrini posti sul gioco da me per ripormili in
sacoccia e gli sbirri gridarono, barone, guidone lascia stare i denari e
persistendo io nel volerli pigliare dal tavolino, il Bargello mi diede un colpo
sul capo, che mi rese affatto stordito e credo fosse col carabino e da poi con
lo spadino mi replicò un altra botta sulla testa che mi ferì nella testa
medesima e nella mano con la quale accorsi per riparare il colpo, dal quale
restai ferito particolarmente nella testa di una ferita grande, dalla quale
principiò ad uscire il sangue in abbondanza tale che mi vidi insanguinare tutto
il colaro et il feraiolo et i panni, a segno che io concepij grandissimo timore
della vita e mi raccomandavo con molta humiltà e questo seguì circa le tre
hore della stessa sera. Fui dopoi legato dagli sbirri e con gli altri, che
legarono i medesimi sbirri, condotto nelle carceri continuando ad uscirmi il
sangue dalla ferita della testa. Giunto alle carceri cominciai a raccomandarmi
et agli sbirri et alli cancellieri, pregandoli per amor di Dio a farmi medicare
et intanto legarmi la ferita, acciò non spandesse più sangue. Finalmente il
cancelliere hebbe pietà di dare un ovo ad uno degli altri concarcerati, il
quale nel miglior modo che poté mi fece una chiarata sulla stessa ferita con la
quale si fermò il sangue. Di poi li guardiani mi levarono da dosso il mio
violino, che è di molto valore, e mi posero in segreta.
La domenica susseguente fui
rilasciato dalle carceri con assignarmi la casa per carcere con sigurtà di
cento ducatoni, e così pagate le spese, che furono circa lire venti di
quattrini prima di uscire fui rilasciato e me ne venni alla casa a dirittura ove
mi faccio curare della ferita dal Sig.r Andrea Marescalchi chirurgo. Ricorsi
dopoi al favore del Sig.r Marchese Fachenetti prissidente della Fabrica di San
Petronio, nella qual chiesa io sono solito suonare il violino alla musica,
acciochè mi procurasse la ricuperatione del mio violino assai da me stimato, il
quale da Sig.ria Ill.ma è stato recuperato dalle mani del Bargello, e mandato a
me per il mastro di cappella di San Petronio, facendomi intendere che il
Bargello nel restituir tal violino dichiarava farne un regalo a Sig.ria Ill.ma
Facta per dictum D. num Leonardum et per me notarium...testibus etc.
[OSVALDO GAMBASSI -
Il Concerto Palatino della Signoria di Bologna. Cinque secoli di vita musicale
a corte (1250-1797), Olschki, Firenze 1989]
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