IL SALUTO DEL PROFESSOR SIR MICHAEL DUMMETT
PER L'INAUGURAZIONE DELL'ACCADEMIA
Oggi, con l'inaugurazione
dell'Accademia del Tarocchino Bolognese, accade un avvenimento della più grande
importanza nella storia del celebre gioco dei tarocchi. Mi congratulo
sinceramente con il dottor Zorli e con tutti gli altri fondatori di
quest'Accademia per la loro iniziativa. Auguro all'Accademia il successo
perfetto e una vita lunga. Vengo spesso a Bologna; spererò ogni volta di
trovare l'Accademia ancora in una condizione fiorente.
Nel mio parere, Bologna era uno
dei tre centri originari dei tarocchi; gli altri due erano Milano e Ferrara. I
primi riferimenti documentarii ai tarocchi vengono da questi tre centri: da
Ferrara nel 1442, da Milano nel 1450 e da Bologna nel 1459. Similmente: fogli
non tagliati di tarocchi stampati da legno sopravissuti dal Quattrocento vengono
da Milano, da Ferrara, da Bologna e da Firenze: i disegni di quelli bolognesi
rassomigliano molto ai disegni delle carte odierne. Inoltre, ci sono tre tipi
diversi dell'ordine dei trionfi. Nell'ordine bolognese, l'Angelo è il trionfo
più alto, seguito dal Mondo; per di più, le tre Virtù _ la Fortezza, la
Giustizia e la Temperanza _ occupano posti successivi e abbastanza bassi. In
antitesi, il Mondo è il trionfo più alto nell'ordine milanese, seguito
dall'Angelo, e i posti delle tre virtù non sono successivi.
Nell'ordine ferrarese, l'Angelo
non è il trionfo supremo nemmeno il trionfo prossimo. Come nell'ordine
milanese, il Mondo è il trionfo supremo, ma è seguito dalla Giustizia;
l'Angelo segue la Giustizia. Naturalmente i posti delle tre Virtù non sono
successivi. L'ordine originario fiorentino era quasi lo stesso che quello
bolognese; l'unica divergenza importante è che, nell'ordine fiorentino, le tre
Virtù sono immediatamente superiori all'Amore, mentre nell'ordine bolognese
sono superiori al Carro, che è superiore all'Amore. Inferisco che il gioco dei
tarocchi fu trasmesso da Bologna a Firenze, pochi anni prima del 1450.
E' evidente che questi ordini
diversi dovrebbero risalire alla prima introduzione del gioco nelle tre città.
Un cambiamento dell'ordine dei trionfi, una volta stabilito, cagionerebbe
confusione fra i giocatori. A Bologna il gioco esigeva particolarmente un ordine
fisso, perché bisognava che i giocatori l'imparassero a memoria. Dai primi
decenni del Cinquecento, in tutti gli altri luoghi, Milano, Ferrara, Firenze,
reggevano numeri per indicare i loro ranghi; ma a Bologna tali numeri non furono
introdotti prima della seconda metà del Settecento. Prima di questo secolo, il
giocare alle carte è stato sempre un fenomeno locale; perciò non importava che
i trionfi avevano un ordine diverso in un'altra città o regione.
Ovviamente, il gioco dei tarocchi veniva giocato a Bologna, come
dappertutto, con il mazzo completo di 78 carte. Non sappiamo quando
la versione con solo 62 carte _ il Tarocchino _ fu introdotta; congetturo
nel mezzo Cinquecento. Presumibilmente c'è stato un periodo durante
il quale si giocava nelle due versioni _ quella con 78 carte e quella
con 62; fu per questa ragione che la parola <tarocchino> venne
adottata, per distinguere la nuova versione con 62 carte dalla versione
antica con 78. Esattamente la stessa cosa è successa in Sicilia.
Là nel primo Settecento una nuova versione del gioco siciliano dei
tarocchi fu inventata con sole 63 carte. Mentre la versione tradizionale
con 78 carte era ancora giocata, la nuova versione con il mazzo
ridotto si chiamava <tarocchini>. Quando ognuno aveva dimenticato
la vecchia forma del gioco e la vecchia forma del mazzo, non si
usava più la parola <tarocchini>, ma solo <tarocchi>.
Non esiste una descrizione del
gioco del Tarocchino prima della sostituzione nel primo Settecento delle
Fantesche femminili nei semi di Coppe e Denari con Fanti maschili. Neppure
esiste una tale descrizione prima della sostituzione nel 1725 dei cosiddetti
'quattro Papi' (cioè il Papa, la Papessa, l'Imperatore e l'Imperatrice) con i
quattro Mori su ordine del Legato papale. Prima di questa sostituzione, i
quattro Papi erano usati nel gioco nella stessa maniera che i quattro Mori oggi:
erano tutti e quattro dell'uguale rango. La prima descrizione del gioco
bolognese è contenuta nel libro Il Giuoco Pratico del 1753; ma nell'anno
successivo è apparsa la descrizione dettagliata di Carlo Pisarri , Istruzioni
necessarie per chi volesse imparare il dilettevole gioco dei Tarocchini. Il
Pisarri descrive parecchi giochi con i tarocchi bolognesi, di cui il gioco
principale è la Partita, per quattro giocatori. C'è anche una versione
semplificata della Partita, chiamata la Partitaccia. La Partitaccia rassomiglia
strettamente al moderno Ottocento: la divergenza più importante è che, in
tutti i giochi descritti dal Pisarri, le carte erano contate alla fine del gioco
a quattro a quattro, non come oggi a due a due. La Partita stessa era più
complessa che l'Ottocento, ma solo riguardo al punteggio.
La somiglianza fra il gioco
settecentesco della Partita e il gioco attuale dell'Ottocento dimostra il gran
conservatorismo dei giocatori di carte bolognesi. Il Pisarri dichiara di
possedere un manoscritto <molto antico> che descrive il gioco antico della
Partita, e nota tutte le divergenze fra le regole di questo gioco antico e
quelle del gioco del suo tempo. Presumo che il manoscritto provenisse dal
Seicento; ma le divergenze nelle regole sono molto magre. E' una prova che il
gioco dell'Ottocento ha essenzialmente una storia di almeno tre secoli,
probabilmente di più. Infatti non sarei sorpreso da una scoperta che il gioco
bolognese di tarocchi con 78 carte fosse una forma primordiale dell'Ottocento.
Lo stesso non vale per il gioco
di Terziglio, che non fu menzionato dal Pisarri. Questo gioco è un adattamento
ai tarocchi bolognesi del principio della licitazione, introdotta in molti
giochi di tarocchi in altri paesi come l'Austria e la Francia. E' praticato
particolarmente nel comune di Monzuno, e, nel mio parere, è una variante molto
divertente.
In molti luoghi la versione
locale del gioco di tarocchi è stata dimenticata durante questo secolo. In
antitesi, i giocatori bolognesi hanno conservato la loro forma particolare del
gioco dal Quattrocento fino al presente. La fondazione dell'Accademia del
Tarocchino Bolognese ci assicura che questo gioco nobile sopravviverà molti
anni, molti decenni, e spero molti secoli, di più. I suoi fondatori hanno fatto
una grande opera per la conservazione della cultura bolognese.
Bologna, 19 ottobre 1997 |
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