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Dialetto (Angelo Caparrini)
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Menù Principale --> Il gioco giocato
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Della secolare diffusione europea dei tarocchi, pochissimo
resta come gioco ancora giocato, ma, a Bologna e in provincia la tradizione
resiste e, da oltre 500 anni, con regole quasi inalterate, si continua a
giocare. Il pericolo di estinzione di questo gioco è lo stesso di altri aspetti
di quella tradizione (modi dello stare insieme, dialetto, cucina casalinga,
ecc.) che, in un tempo non lontano, si vivevano inconsciamente nella quotidianità
e che, oggi, vengono rispolverati nelle «occasioni». |
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Il Tarocchino è un gioco di memoria,
i tarocchisti sono archivi di memorie... chi si occupa di sociologia e
chi si interessa del «come eravamo» può ancora trovare, dove si
gioca, gli anelli viventi di congiunzione col passato. Gli attempati
testimoni di cose bolognesi, se giocatori di vecchia data, sono
d’accordo nel ritenere il Tarocchino un po’ elitario, infatti, anche
quando si giocava molto a carte, giocavano a Tarocchino solo i migliori
a tutti i giochi, ed i tipi riflessivi. Il Tarocchino è da sempre
un gioco più per ruminanti che per carnivori ed un modo per
stare insieme senza sbranarsi. |
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Nella «Bononia felix» degli anni
sessanta, il bar che contava era il regno del maschio giocherellone,
il punto d’incontro, in campo politicamente neutro, di poveri e di
benestanti, di vecchi e di giovani, di lavoratori e di nulla facenti. Il
bar che contava era gazzettino verbale e frammento di storia del
quartiere, luogo deputato al protagonismo anche di coloro che
protagonisti non erano: in casa, sul lavoro, nella vita; posto di
democrazia meritocratica, dove brillava chi aveva fascino verbale
(il maestro di vita) o carisma ludico (il maestro di gioco).
L’apprendimento partiva dall’osservazione di un modello, da un
timido debutto, da tantissime sgridate. La quantità di gioco, di
habitat, di maestri era tanta che non c’era bisogno di nessun
manuale. |
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Il Tarocchino abita ancora qui
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Dai nostri sondaggi, parlando con
i giocatori che sono intervenuti alle nostre iniziative, abbiamo grosso
modo ricostruito la mappa dei luoghi dove ancora si gioca. Il gioco, a
Bologna, nel rarefarsi, si è via via decentrato, come una terra ferma
che si trasforma in isole e isolotti. Le isole che raccolgono la maggior
parte dei giocatori abituali sono i circoli Arci e qualche bar, gli
isolotti sono i circoli per anziani, pochi bar ed alcuni circoli
privati. In molte cittadine della provincia si continua a giocare, in
altre il gioco è scomparso. Chi stampa le carte (Dal Negro di Treviso)
ne produce circa 800 mazzi all’anno, non tutte vendute sulla zona di
Bologna, non tutte vendute per giocare. |
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La tipologia attuale dei giocatori
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In un censimento ideale al numero di
coloro che giocano ancora abitualmente, si dovrebbero aggiungere quelli
che si sono ritirati perché hanno perduto il posto e la compagnia.
Una nota confortante è l’interesse nascente per questo gioco da parte
delle donne. Alcune si sono iscritte ai nostri corsi, altre hanno
partecipato, con ottimi risultati ai nostri tornei, altre, pur non
conoscendo il gioco si sono adoperate come organizzatrici e come
propagandiste. |
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