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Dialetto (Angelo Caparrini)
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Dialetto (Angelo Caparrini) --> Al zug
Acuser = Accusare. Dichiarare punti
in mano mostrandoli al turno di gioco. Si dice anche " fer
l'acus".
Ander ai pont... = Andare ai punti. Così si dice di uno dei
giochi che si fanno con le carte del Tarocco Bolognese. Di solito
è scelto come gioco rapido, per destinare chi " paga
la bevuta" fra due giocatori. Si gioca con dieci carte, senza
la scartata. Chi vince le carte stabilisce a quanti punti si va:
darset, ventzenqv, tranton (diciassette, venticinque, trentuno,...).
Vince chi li raggiunge per primo e si chiama fuori (ciamères
fora) anche senza esaurire le carte.
Ander a dur = E' una voce del gioco della Mattazza (v). Andare a
duro significa giocare i Trionfi migliori.
Ander in campagna = Andare in campagna. Anche questa è voce
del gioco della Mattazza e significa giocare una carta qualsiasi,
di scarso impegno, né Re né Trionfo.
Ander so = Andare su. E' voce del Terziglio (v). E' la facoltà
del primo giocatore dopo il mazziere di far sue le carte del mazzetto
rimasto in tavola e disporsi a giocare da solo contro gli altri
due.
Arbof (o arbòfa) = Difficilmente traducibile nel signi-ficato
che assume nel linguaggio dialettale bolognese. Si dice in molte
circostanze. Nel gioco di cui ci occupiamo si è usi dirlo
quando un giocatore consegue un risultato opposto a quello teoricamente
ipotizzabile. E' il caso del giocatore che ha scartato e fa meno
punti dell'avversario (fer la scartè a l'arbòfa).
Si dice anche " a cul indrì " (a culo indietro),
ossia nell'atto di retrocedere.
Arfider = Rifiutare. Non avere da rispondere al gioco che è
stato impostato dal giocatore che ha la mano.
Armisder = Rimescolare. Mischiare - Tagliare le carte. E' funzione
che spetta al mazziere di turno (scartatore).
Arspànder = Rispondere al gioco di seme o di Trionfo, impostato
dal giocatore che ha la mano.
Busser = Bussare. E' un gesto comunicativo che può assumere
significati variabili, in ragione di quel che suggerisce in quel
momento la logica del gioco. Spetta al compagno saperlo interpretare.
Può bussare solo il giocatore che ha la mano. Non si bussa
su una carta di seme se il Re non è ancora stato giocato.
Ciamer a nòmer = Chiamare a numero. E' un invito che un giocatore
può fare al compagno bussando o strisciando un Trionfo, oppure
facendo intendere in altro modo - comunque in silenzio e senza altri
segni - che ritiene opportuno giocare nùmero. Lo stesso come
dire "ciamer a tarianf ".
" Con tott du " = " Con tutti e due ". E' un
modo di dire molto in uso da parte di chi accusa dei punti con l'ausilio
di tutti e due i contatori.
Crùvers al Mat = Coprirsi il Matto. E' l'atto di giocare
il Matto mostrandolo e riponendolo nel proprio mazzo.
" Cunter col dida " = " Contare con le dita ".
E' un modo di dire quando si va alla conta senza essere in possesso
di un contatore.
Der a un Ra = Dare a un Re. E' lo scopo minimo che si propone lo
scartatore. " Dare " assume il significato di insidiare
un Re, di giocare Trionfo sulle carte di un seme nell'intento di
prendere il Re. Naturalmente, se le carte lo consentono, si può
" dare " a più di un Re.
Der a un Ra d'pianta = Dare a un Re dall'origine. In genere è
voce dello scartatore quando non ha nemmeno una carta di un dato
seme, e non di rado questa circostanza gli consente di dare a un
Re.
Der a un Ra za d'man = Dare a un Re giù di mano. Sottintende
quando si dà a un Re senza avere la mano da scartatore.
Der a la secanda = Dare alla seconda. Si dice quando un giocatore
cala un Trionfo su un seme ch'era già stato giocato una prima
volta e sul quale nessuno aveva " dato" . Accade spesso
che " alla seconda " vi diano in due.
Eser a pi = Essere a piedi. Così si dice quando un giocatore
ha esauriti i trionfi.
Eser curt - èser long = Essere "corti " - Essere
"lunghi". Si dice quando si sono avuti pochi Trionfi (curt)
o molti Trionfi (long). Avere avuti, perché sono condizioni
che non si possono rivelare, ma solo constatare in corso di gioco
o a gioco concluso.
" Fata! " = "Fatta ! ". Così, di solito,
dice lo scartatore quando, effettuata la scartata, dà il
via al gioco.
Fer al pagadàur = Fare il pagatore. Voce del gioco della
Mattazza (v), intesa a stabilire che " prima si fa il pagatore
poi si tiene duro" (v).
Fer ed so = Fare di suo. Voce del Terziglio, più propriamente
usata verso il giocatore che decide di "fare da solo"
senza valersi delle carte del mazzetto (v). Sostanzialmente vuol
dire "fare con le sue".
Fères del chert boni = Farsi delle carte buone. Voce del
gioco della Mattazza, rivolto a chi ha la mano affinchè giochi
carte buone, nel'intento di far sì che qualcuno non prenda
e quindi paghi (v).
Fères i miur = Farsi i migliori. Altra voce del gioco della
Mattazza, rivolto a chi ha la mano affinchè giochi i Trionfi
migliori e gli altri lo seguano.
Fer la passè = Fare la passata. Così si dice quando
un giocatore, in possesso del Re del seme in gioco, non lo cala.
Varie possono essere le ragioni di tale comportamento che, in ogni
caso, va adottato con molta cautela.
Fer la scartè = Fare la scartata. E' l'operazione che spetta
al mazziere (scartatore) e consiste nel coprire due carte che non
entreranno più nel gioco ma solo nel punteggio.
Fer la scartè zopa = Fare la scartata zoppa, o zoppicante.
Si dice così quando lo scartatore rivelerà di avere
riposto nello scarto due carte di seme diverso. Scartè zopa
e scartè busa (scartata buca) si usa dire anche quando non
si è stati in grado di fare la scartata a un Re.
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Nel linguaggio dialettale bolognese usato nei giochi con le Carte
dei Tarocchi, molto spesso i verbi, in particolare Dare (Der), Essere
(Eser), Fare (Fer), sono usati in assenza dell'oggetto su cui si
esercita l'azione.
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Magner al Béghet, o un Ra = Mangiare il Begatto, o mangiare
un Re. Modi di dire usati quando si dà la caccia con successo
al Begatto o a un Re.
Magnères al Béghet o un Ra = Mangiarsi il Begatto
o un Re. Così si dice a mo' di reprimenda a chi perde il
Begatto o un Re che, giocando diversamente, poteva essere salvato.
Magner al Mat, magner la scartè = Mangiare il Matto, mangiare
la scartata. Modo di dire quando si dà " cappotto "
agli avversari, ovvero si prendono tutte le carte, per cui chi subisce
la disfatta se ha potuto solo "coprirsi il Matto" lo deve
consegnare ai vincitori. Se poi i soccombenti avevano anche la scartata,
debbono consegnare pure quella.
Mataza = Mattazza. Che si può tradurre in Mattacchiona: gioco
individuale che si può giocare con quattro, cinque ed anche
sei partecipanti. Gioco allegro e, appunto, mattacchione, che si
fa per destinare chi pagherà la bevuta della compagnia. La
regola di base prevede che paga chi non prende; se prendono tutti
paga chi ha fatto più punti. Si gioca con dieci carte; le
alleanze si formano in corso di gioco. Entro certe regole è
il solo gioco con le carte dei Tarocchi in cui si può parlare.
Milan = Propriamente significa fare un gioco ai Mille punti, talvolta
detto in italo-bolognese Milone.
Mor maza mor = Moretto ammazza moretto. Si dice nella circostanza
in cui un Moretto vince sul Moretto dell'avversario.
Murett tott nìgher = Moretti tutti neri. Frase tipica di
chi accusa tre o quattro moretti senza possedere il contatore. Tott
nìgher sta appunto a significare che non sono sostenuti né
dal Begatto né dal Matto, nel qual caso non possono essere
meno di tre.
Otzant = Ottocento. E' il punteggio classico del "Tarocco Bolognese"
giocato in quattro.
Pérder al Béghet = Perdere il Begatto. E' una circostanza
negativa che può derivare dalla superiorità indiscutibile
delle carte degli avversari, ma talvolta può essere conseguenza
di un caso fortùito o anche di errore.
Pérder la scartè = Perdere la scartata. Più
ancora che commentare l'assegnazione agli avversari della prima
scartata, così si dice quando si ha la mano della scartata
ma gli avversari hanno già vinta virtualmente la partita,
per cui la scartata non servirà a niente ed è come
perderla.
" Purter a ca' i ragazzù " = Portare a casa i bambini
(da scuola). Frase arguta usata quando un giocatore che dispone
dell'Angelo lo gioca per farsi dare il Begatto dal compagno e metterlo
così al sicuro.
Quàter scartè (al) = Alle quattro scartate. Di solito
è il procedimento usato nelle gare o anche per svolgere un
incontro amichevole rapido. Al posto di un determinato punteggio
da conseguire (ottocento, mille) si stabilisce che vince la coppia
che avrà più punti al termine di quattro scartate,
una per ogni giocatore.
Ràmper (o scavzer) la Granda = Rompere la Grande. Fare in
modo di prendere dei Trionfi che consentano di interrompere la sequenza
dei numeri più in alto possibile.
Salver al Béghet = Salvare il Begatto. E' un esito molto
importante, come si è già visto.
Scarter - Scartadàur = Scartare. E' l'operazione riservata
al mazziere per cui è detto abitualmente lo Scartatore.
Scartè scvérta = Scartata scoperta. E' la constatazione;
indubbia, su quale seme il mazziere abbia scartato, talchè
il compagno e gli avversari si regoleranno di conseguenza.
Scrùver la scartè = Scoprire la scartata. Può
significare che lo scartatore, attraverso le carte giocate e le
carte accusate, mette in evidenza su quale seme ha fatto la scartata
inducendo così il compagno a giocare quel seme. Talvolta,
se la rivelazione è troppo ostentata, può nascondere
un inganno.
Stariunfer = Strionfare. Tradotta in verbo improprio è la
condotta di gioco rivolta a far sì che gli avversari restino
senza Trionfi. Le finalità possono essere di due specie:
conquistare tutti i Trionfi per conteggiare molti punti di "Grande",
o liberarsi dall'insidia dei numeri degli avversari per salvare
delle figure di seme.
Stariunfères = Strionfarsi. Così si dice quando un
giocatore ha interesse ad esaurire i propri Trionfi per poter dare
delle figure importanti sui Trionfi del compagno.
Terzelli = Terziglio. E' un gioco cosiddetto perché si gioca
in tre con le stesse norme generali di tutti gli altri giochi del
"Tarocco bolognese". Il Terziglio è un gioco che
ha senso se c'è un interesse; si svolge con gli stessi criteri
del "Massino" giocato con le carte e le regole del Tressette.
Si gioca con diciotto carte e se ne mettono in scarto otto; chi
scarta gioca da solo contro gli altri due.
Travalgher = Travalicare. E' una voce del gioco della Mattazza (v)
con cui si invita chi ha la mano a giocare carta di seme non impegnativa.
Vgnir fora a nòmer = Venire fuori a numero. Così si
dice quando chi inizia il gioco, o ha la mano, striscia o bussa
su un trionfo.
Vuler = Volare. E' un gesto comunicativo teso ad indicare che non
si hanno più carte di quel tipo, seme o trionfo che sia.
Il segno lo può fare solo il giocatore di mano. non si vola
una carta di seme se il Re non è stato ancora giocato. Talvolta
si ricorre al "volo" di una carta in modo ingannevole.
Zantzinquanta = Centocinquanta. Così è detto un gioco
"a due" che si svolge ai cntocinquanta punti.
Zarcher la scartè = Cercare la scartata. E' il compito che
deve svolgere il compagno dello scartatore se le sue carte non consigliano
di puntare sul gioco dei numeri, nel qual caso si dice "smincer",
utilizzando un verbo di origine incerta che nel linguaggio bolognese
vuol dire "darci dentro", "andare forte" e simili. |
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Dialetto (Angelo Caparrini) --> Al zug
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